1 novembre 2010

Troppi ostacoli sul lavoro, poco sostegno dallo stato: e le donne italiane non riescono a far carriera


Per le donne in Italia la strada della carriera è ancora piena di ostacoli. La notizia non è nuova, ma è confermata da una nuova ricerca realizzata dal Gruppo Donne Manager di Manageritalia, che mette in luce la scarsa partecipazione delle donne al lavoro e ancor più nei piani alti dell'economia. Nel nostro paese le dirigenti sono l'11,9% del totale, contro una media europea del 33%. Ci superano persino la Turchia, con un 22,3%, e la Grecia con un 14,6%. Anche il confronto con i paesi più avanzati e vicini ci vede largamente perdenti: Francia 37,4%, Regno Unito 34,9% e Germania 29,3%.
A livello regionale, la Calabria (16,2%) e il Lazio (16%) sono ai primi posti per donne dirigenti, seguite dalla Lombardia (13,4%). Agli ultimi posti, invece, il Trentino Alto Adige (6,8%), l'Abruzzo (6,6%) e la Basilicata (6,3%).

Guardando alle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate poi siamo al quartultimo posto con un misero 3,2% rispetto a una media dell'Europa a 27 dell'11,4% e alle vette superiori al 20% di Finlandia e Svezia e all'inarrivabile 42% della Norvegia. Anche a livello imprenditoriale le cose non vanno bene per l'Italia, visto che le donne imprenditrici sono il 23,4%, contro una media Europea superiore al 33%.
Sorprende che la più grande concentrazione di donne imprenditrici si trovi al Sud del nostro paese (25,8%) e al Centro (23,9%), mentre siano di meno al Nord, con il Nord Est addirittura in ultima posizione (20,9%). A livello regionale, poi, prevalgono Molise (30,6%) e Basilicata (28,1%), con Lombardia (20,5%), Trentino Alto Adige (20,3%) ed Emilia e Romagna (20,2%) ultime. Tra le città Napoli è al primo posto con il 26,1% di donne imprenditrici, mentre Milano è ultima con un 20%.

«Questa poca femminilizzazione dell'economia, soprattutto nelle sue posizioni apicali - lamenta Manageritalia - rischia di condannare il nostro Paese ad una continua perdita di opportunità di crescita. È infatti indubbio che se oggi le donne sono il 58% dei laureati, perdiamo in seguito tanti di questi talenti se le donne dirigenti sono solo il 12% nel settore privato, quelle imprenditrici solo il 23% e le donne nei consigli di amministrazione poche mosche bianche».

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